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Il paesaggio e i punti panoramici


Tutto il versante interessato dai percorsi proposti ha un’esposizione che consente una visione quasi continua della città di Sondrio, del fondo valle, delle Alpi Orobie, con una veduta sempre più ampia, a mano a mano che ci si sposta. Camminare su questi sentieri offre un continuo susseguirsi di punti panoramici.

Una delle prime descrizioni letterarie che si riferiscono al paesaggio valtellinese si trova nel romanzo Jurg Jenatsch, scritto nel 1876 dal noto autore svizzero di lingua tedesca C. F. Meyer. Il romanzo narra la vicenda di un pastore protestante grigionese, appunto J. Jenatsch, vissuto nel Seicento, che si adoperò per introdurre in Valtellina la Riforma protestante, ma più tardi, dopo diverse vicende, non esitò a farsi cattolico, quando comprese che solo dalla Spagna poteva ottenere appoggio al suo disegno politico di rafforzare lo stato dei Grigioni. Proprio all’inizio del romanzo si racconta la discesa dal Passo del Muretto, verso Sondrio, di Waser, amico e collaboratore di Jenatsch, guidato dal valtellinese Agostino.

“Così s’andò giù per ore lungo il Mallero schiumoso, rumoreggiante fra i sassi, mentre il sole ardeva sempre più intenso nella strettura della valle. Ora i castagni, sorgenti poderosi sullo sfondo delle praterie, cominciarono a coprir d’ombre il sentiero e le prime pergole di vite sembrarono, coi loro pampini oscillanti, far cenni e cenni di saluto. Sulle colline scintillavano chiese magnificamente ornate, e il sentiero si mutava sempre più spesso in ben selciata via di villaggio. Infine, attraversarono l’ultima gola e davanti ai loro occhi stette, nell’aureo dorato lume della sera, la Valtellina larga e rigogliosa, coi suoi caldi vigneti, con le sue risaie paludose. - Là è Sondrio, - disse Agostino a Waser che ora gli camminava nuovamente al fianco. E gli mostrò una città italiana con palazzi e torri luccicanti che allo Zurighese, appena uscito dalle alpestri solitudini, attraverso la stretta apertura di quella specie di porta rocciosa, apparve come un magico, ridente incanto. - Paese allegro il tuo, Agostino, - esclamò Waser. - E là su quella rupe cresce, se non sbaglio, il lodevole Sassella, la perla dei vini! - - Ci è gelato in aprile - replicò malinconicamente Agostino - in punizione delle nostre colpe. - Peccato, - ribatté Waser, - ma quali colpe avete mai commesse? -- Tolleriamo tra noi la velenosa lebbra dell’eresia; ma fra breve ne saremo purificati e la carne marcia sarà amputata. I Morti e i Santi in assemblea solenneùhan bilanciato il pro e il contro, l’otto maggio a mezzanotte là a San Gervasio e Protasio, - accennò ad una chiesa che sorgeva innanzi a loro; - il custode ha sentito bene, e dallo spavento si è ammalato: hanno disputato ardentemente … ma il nostro San Carlo, il cui voto vale per venti, ha vinto.
L’elemento orografico che accompagna costantemente il viandante è la vista delle Alpi Orobie, che costituiscono il versante opposto della Valtellina.

Il punto da cui il panorama è più completo è il terrazzo a sud dell’Oratorio di Ligari. Da quella quota, quasi 1100 m s.l.m., è possibile vedere tutta la catena, da est, dal Monte Padrio, sullo sfondo del Baitone (nel Gruppo dell’Adamello), fino all’estremo ovest del Legnone. Un po’ più in basso, tra Triangia e Triasso, all’incrocio del sentiero con la strada delle vigne che parte da Pradella di sotto, c’è un altro bel punto di vista d’insieme, esteso anche al fondo valle. Il vigneto, con i suoi caratteristici terrazzamenti, è la componente fondamentale del paesaggio in tutta la fascia bassa delle Alpi Retiche. Camminandoci proprio dentro, si colgono tutti i segni del lavoro secolare che lo ha costruito, ma non le visioni d’insieme, così come avviene dal versante opposto; ci sono, però, alcuni scorci ravvicinati che costituiscono spettacoli straordinari. Si segnala il terrazzo pianeggiante, nel punto dove, sul sentiero “della sassa”, venendo da Triasso, si sbuca dal bosco e si entra nella zona coltivata (punto 3); sia da qui sia per tutta la ripida salita che porta alla strada anch’essa denominata “della sassa”, che parte da Pradella si ha questa visione dall’alto dei terrazzamenti.
Un’altra bella serie di vedute è lungo tutta la salita da Via Bernina fino a S. Anna. La porzione centrale della Valle dell’Adda è un altro elemento che si può cogliere in tutta la sua completezza: dai terrazzi glaciali che segnano la prima incisione, a metà circa dei versanti, al corso del fiume che l’ha scavata nella parte bassa, ai conoidi di deiezione che segnano lo sbocco delle valli laterali. Particolarmente suggestiva, salendo da Triasso verso Triangia, è la visione, quasi aerea, di quello del Torchione, su cui sorge Albosaggia, delimitato da alcune anse dell’Adda, letteralmente spostata verso nord dal progressivo accumulo di materiali. In quest’area è ben visibile lo sbocco del Mallero: anch’esso ha deformato l’asse dell’Adda in direzione opposta, contribuendo alla sua forma, in questa zona particolarmente sinuosa. Ben chiaro anche l’effetto dell’altro imponente conoide, visibile verso est, quello del torrente Fontana, che ha portato l’alveo dell’Adda a correre lungo le rocce di base del versante orobico. Le più belle viste della serie di terrazzi glaciali, coincidenti pressappoco con la linea del Tonale, con la serie dei campanili di Ponchiera, Montagna, Poggiridenti, Tresivio, Teglio, si hanno da Ronchi, uscendo dall’abitato verso ovest, nella direzione di Pradella, ma anche salendo da Mossini verso Ronchi o da S. Anna verso Triangia.

Un’altra bella visione della valle, verso est, si ha da Vesolo, iniziando a scendere verso Pradella o Triangia. La cartografia individua undici punti panoramici numerati, con le seguenti caratteristiche:
  1. Il terrazzo dell’oratorio di Ligari: il panorama è sulle Orobie e sull’imbocco della Val Masino, col passo Spluga e quello di Primalpia. Sono visibili, da est ad ovest, il Baitone (gruppo dell’Adamello), le Cime di Val Brandet, il Palabione ed il Pasò, il Monte Lavazza, le Cime Cagamei, S. Stefano, Rodes, Punta della Pessa, la Val Madre, proprio di fronte, il Monte Seleron, il Pizzo Gerlo, il Pizzo di Presio, la Cima della Zocca, il Legnone.
  2. Il punto si trova a est dell’abitato di Triangia ed è raggiungibile attraversando la parte vecchia della frazione, seguendo il percorso consigliato per l’edilizia rurale. Alla fine delle case si ha una completa visione della Linea del Tonale, fino al Padrio. E’, questo, forse il punto didatticamente più interessante per la comprensione degli aspetti geologici e geomorfologici.
  3. Quando il sentiero “della sassa” esce dal bosco, ci si trova davanti un ampio terrazzo pianeggiante tutto coltivato a vigneto e questo è il primo panorama importante. Girando poi lo sguardo a valle, si vede il conoide del Torchione, con l’abitato di Albosaggia ed il corso dell’Adda con la confluenza del Mallero.
  4. Il parcheggio sul fondo della strada delle vigne di S. Anna. Panorama di Sondrio e della valle, fino a Ponte, con bella visibilità sul conoide della Val Fontana.
  5. Siamo circa a metà strada tra la Sassella e Triasso. E’ un punto dal quale si gode un’insolita vista del Santuario, tra i vigneti, sullo sfondo del conoide del Torchione.
  6. Sentiero delle Sasselle, all’inizio del tratto più ripido, con le scalette scavate nella roccia. Panorama della città.
  7. Unico e molto spettacolare è lo sguardo dal bastione roccioso delle coppelle, a est della Chiesa di S. Bartolomeo: a sinistra le Cassandre del Mallero, delimitate, in alto dalla linea ad U dell’erosione glaciale. Sotto, il Gombaro, Fracaiolo, il Piazzo, Il Castello Masegra, il Cotonificio Fossati. Alzando un poco lo sguardo, il Moncucco, il Castello Grumello, Montagna e Tresivio fino allo sfondo del Baitone. 8. Salendo da Mossini a Ronchi, dal bivio del sentiero, bella visione degli abitati della sponda retica, da Ponchiera a Tresivio.
  8. Ingresso nella contrada Ronchi, da ovest. La strada costituisce un balcone sulla valle, con vista d’insieme di Ponchiera, della città di Sondrio e delle Orobie.
  9. Quando il sentiero che viene da Ligari esce dal bosco, al limite dei prati di Vesolo, il versante scende ripido ed apre un’insolita vista della Valtellina da Sondrio fino al Baitone
  10. E’ l’incrocio tra il sentiero e la strada delle vigne di Pradella di sotto. Bella vista d’insieme delle Orobie e del fondo valle.