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La linea del Tonale e la glaciazione di Wurn


L’abitato di Triangia è stato costruito in corrispondenza della linea del Tonale, che passa proprio attraverso il terrazzo pianeggiante a sud del paese. Questo tema centrale è giustificato dalla particolare visibilità della linea del Tonale che si ha da quel punto. Raramente è possibile cogliere con tanta evidenza le caratteristiche di un confine geologico di rilevante importanza per la comprensione dei meccanismi di formazione delle Alpi e non solo per l’evidente incisione del versante.

Com’è noto, a sud della linea si trova il cosiddetto continente africano ed a nord quello europeo. Le formazioni rocciose che li costituiscono sono sostanzialmente diverse e rilevabili con facilità anche dall’occhio di un profano, purché qualcuno gliele faccia notare. Tutto il dosso di Triangia è formato da rocce scistose, particolarmente tormentate, appartenenti alla struttura cosiddetta degli “scisti di Edolo”. Già nel primo tratto di sentiero che sale dalla Sassella verso Triasso si possono vedere affioramenti di questa formazione caratterizzati dalla presenza di noduli scuri di granato almandino. Basta, però, attraversare i prati che coprono la sommità del dosso e salire alquanto il pendio del Monte Rolla, perché le rocce cambino radicalmente: si attraversa, infatti, un ammasso granitico perpendicolare all’incisione della Valmalenco, sicuramente connesso con una delle grandi intrusioni di questo tipo che hanno formato, in tempi diversi, i massicci di Val Masino, Val Bregaglia e Adamello. Si entra, cioè nelle più recenti rocce “europee”, meno trasformate, che conservano ancora le caratteristiche cristalline dell’originaria massa intrusiva, sia pure con evidenti segni di metamorfismo. Su questa struttura di base è poi passata la grande glaciazione di Wurm, terminata circa 15.000 anni fa, che aveva ricoperto di ghiaccio tutto l’arco alpino, fino ai confini meridionali della Brianza. Il segno più evidente è costituito dalla perfetta sagoma ad U dello sbocco della Valmalenco, tra Mossini e Ponchiera, particolarmente apprezzabile dalla valle stessa, ma ben visibile anche dal culmine del dosso di Triangia a S. Bartolomeo. Le tracce del passaggio del ghiacciaio sono però diffuse su tutto il territorio. Nel vigneto affiorano spesso ampie superfici lisciate (rocce montonate) e non sono rari grandi massi erratici di serpentino, provenienti da almeno dieci chilometri più a monte, dato che la placca di rocce serpentinose che costituisce il cuore della Valmalenco inizia dalla valle del Torreggio.

Un ultimo aspetto da rilevare ed è la presenza diffusa, dal fondovalle fino a Triangia, nei muretti dei terrazzamenti, di una straordinaria varietà di rocce diverse, provenienti da tutte le parti della Valmalenco. E’ un campionario che consentirebbe, lungo un qualsiasi percorso, una lezione di geologia e di petrografia.
Il progetto prevede un collegamento Consigliabile anche il collegamento, attraverso la moderna strada Mossini – Arquino, con il “Sentiero Rusca” promosso e realizzato dalla Comunità Montana di Sondrio. Non può, infine, essere ignorata la presenza delle spettacolari “marmitte dei giganti” che si trovano nell’alveo del Mallero allo sbocco della Valle di Bedoglio, proprio dove passava il “vero” sentiero del Rusca, prima del guado, che avveniva poco a valle di Scilironi. Oggi il punto si può raggiungere solo da monte e con qualche difficoltà nell’ultimo tratto. Basterebbe, però, la costruzione di pochi metri di sentiero e di una passerella sul Mallero per renderle facilmente visibili dalla vecchia strada comunale della Valmalenco, recentemente ripristinata nel primo tratto. Un’altra serie di formazioni dello stesso tipo è presente nell’alveo, scavato nella roccia, del torrente Antognasco, dal bel ponte ad arco che si trova ad est del paese, lungo l’antica mulattiera.